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Alessandra Lops
Alessandra Lops
Volare alto richiede ali forti Quando il percorso di counseling si fa difficile
Decidere di iniziare un percorso di counseling è già un grande passo. Spesso arriva dopo un periodo di confusione, di stanchezza, o semplicemente dal desiderio di capirsi meglio e di vivere in modo più pieno. Chi comincia porta con sé tante speranze: stare meglio, sentirsi più leggeri, trovare risposte. Ed è giusto così. Ma il cammino non è sempre in salita verso la luce. Ci saranno momenti più difficili, e fanno parte del percorso.

Nei primi incontri c'è la sensazione di sollievo

Nelle prime sedute molte persone provano un senso di sollievo. Finalmente c'è uno spazio in cui parlare liberamente, senza essere giudicati. Si comincia a mettere ordine nei pensieri, a dare un nome a ciò che si sente.

È una fase preziosa, che dà fiducia e voglia di andare avanti.

Quando emerge ciò che non volevamo vedere

Poi, a un certo punto, qualcosa può cambiare. È come se la luce che cerchiamo illuminasse proprio quelle parti di noi che avremmo preferito non vedere: paure antiche, ferite che credevamo superate, schemi che ripetiamo da sempre.

In quei momenti può capitare di sentirsi peggio di prima. Di chiedersi se il percorso stia funzionando, se abbia senso continuare, se non sarebbe meglio lasciar perdere.

È uno dei passaggi più delicati, ed è importante saperlo: non è un segno che qualcosa sia andato storto. Spesso è proprio il segno che il lavoro sta toccando qualcosa di profondo e di vero.

Anch'io ci sono passata

Prima di accompagnare altre persone, ho fatto io stessa un lungo cammino su di me. E ricordo bene quei momenti.

Mi chiedevo dove stessi andando, se un giorno sarei arrivata da qualche parte o se mi stessi raccontando una storia. Ci sono stati periodi lunghi in cui non vedevo alcun cambiamento. Eppure, dentro, sentivo una spinta che mi chiedeva di non mollare.

Oggi so che è stato proprio in quei periodi che sono cresciuta di più. Non nei risultati, ma nella scelta, ripetuta ogni giorno, di restare fedele a me stessa.

Il valore di non essere soli

È qui che il counseling mostra tutto il suo senso. Attraversare un momento buio da soli è molto diverso dal farlo con qualcuno accanto.

Il counselor ha il ruolo di accompagnare: offrire uno sguardo attento, uno spazio sicuro in cui ciò che emerge può essere accolto, compreso e trasformato. Aiutare a ritrovare le proprie risorse, anche quando sembra non ci siano più.

Le ali si rafforzano passo dopo passo

C'è una frase che mi ha colpita in un libro: "Volare alto richiede ali forti."

Nel viaggio verso se stessi è proprio così. Le ali si rafforzano un passo alla volta, anche e soprattutto nei momenti in cui sembra di non avanzare. E un giorno, quasi senza accorgersene, ci si ritrova più saldi, più radicati, più capaci di stare nella vita così com'è.

Le difficoltà non sono sparite, ma siamo cresciuti noi.
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Alessandra Lops
Alessandra Lops
Volare alto richiede ali forti Quando il percorso di counseling si fa difficile

Decidere di iniziare un percorso di counseling è già un grande passo. Spesso arriva dopo un periodo di confusione, di stanchezza, o semplicemente dal desiderio di capirsi meglio e di vivere in modo più pieno. Chi comincia porta con sé tante speranze: stare meglio, sentirsi più leggeri, trovare risposte. Ed è giusto così. Ma il cammino non è sempre in salita verso la luce. Ci saranno momenti più difficili, e fanno parte del percorso.

Nei primi incontri c'è la sensazione di sollievo

Nelle prime sedute molte persone provano un senso di sollievo. Finalmente c'è uno spazio in cui parlare liberamente, senza essere giudicati. Si comincia a mettere ordine nei pensieri, a dare un nome a ciò che si sente.

È una fase preziosa, che dà fiducia e voglia di andare avanti.

Quando emerge ciò che non volevamo vedere

Poi, a un certo punto, qualcosa può cambiare. È come se la luce che cerchiamo illuminasse proprio quelle parti di noi che avremmo preferito non vedere: paure antiche, ferite che credevamo superate, schemi che ripetiamo da sempre.

In quei momenti può capitare di sentirsi peggio di prima. Di chiedersi se il percorso stia funzionando, se abbia senso continuare, se non sarebbe meglio lasciar perdere.

È uno dei passaggi più delicati, ed è importante saperlo: non è un segno che qualcosa sia andato storto. Spesso è proprio il segno che il lavoro sta toccando qualcosa di profondo e di vero.

Anch'io ci sono passata

Prima di accompagnare altre persone, ho fatto io stessa un lungo cammino su di me. E ricordo bene quei momenti.

Mi chiedevo dove stessi andando, se un giorno sarei arrivata da qualche parte o se mi stessi raccontando una storia. Ci sono stati periodi lunghi in cui non vedevo alcun cambiamento. Eppure, dentro, sentivo una spinta che mi chiedeva di non mollare.

Oggi so che è stato proprio in quei periodi che sono cresciuta di più. Non nei risultati, ma nella scelta, ripetuta ogni giorno, di restare fedele a me stessa.

Il valore di non essere soli

È qui che il counseling mostra tutto il suo senso. Attraversare un momento buio da soli è molto diverso dal farlo con qualcuno accanto.

Il counselor ha il ruolo di accompagnare: offrire uno sguardo attento, uno spazio sicuro in cui ciò che emerge può essere accolto, compreso e trasformato. Aiutare a ritrovare le proprie risorse, anche quando sembra non ci siano più.

Le ali si rafforzano passo dopo passo

C'è una frase che mi ha colpita in un libro: "Volare alto richiede ali forti."

Nel viaggio verso se stessi è proprio così. Le ali si rafforzano un passo alla volta, anche e soprattutto nei momenti in cui sembra di non avanzare. E un giorno, quasi senza accorgersene, ci si ritrova più saldi, più radicati, più capaci di stare nella vita così com'è.

Le difficoltà non sono sparite, ma siamo cresciuti noi.